Il finale non c’è…

La principessa era ibernata in una splendente bara di ghiaccio. Il suo carceriere l’aveva messa lì per non separarsi mai da lei. Così l’avrebbe avuta per sempre con se Le aveva inferto la peggiore delle condanne: non era viva e non era morta. Congelata, bloccata… a guardare il mondo da dietro la lastra di ghiaccio, senza poterlo toccare, senza poter essere toccata… con quella sensazione di estraneità attaccata addosso.
Il sangue caldo della principessa pulsava…. contro quel freddo insopportabile, contra quella morte apparente. Voleva urlarlo al mondo che era viva pure lei, che esisteva!
Eppure quella bara così fredda e dura, era “il rassicurante noto”… e l’ignoto la spaventava terribilmente. E poi quella bara era stata la sua culla, il suo rifugio, la sua protezione da sempre…  e poi quella bara era l’unico mezzo per ottenere il tanto desiderato amore… e poi quella bara era sua madre.La principessa aveva provato a lasciarsi morire del tutto, ma la paura della morte l’aveva salvata. La principessa aveva provato ad attendere che un bel principe la portasse via di lì, ma si era accorta che quei principi erano anch’essi carcerieri travestiti da principi e aveva preferito tornare nella sua graziosa tomba d’origine.
Poi un giorno la voglia di vivere che l’animava le diede il coraggio di rompere il ghiaccio: venne al mondo. Infreddolita e impaurita, ancora incapace di reggersi sulle sue gambe e con quella pericolosa tentatrice proprio dietro le sue spalle.
Sentì il calore del sole sulla pelle e pianse di gioia. Sentì il vento e la pioggia e pianse di gioia. Vide l’arcobaleno e il suo volto si illuminò del più meraviglioso dei sorrisi. Vide il mare… pensò che fosse ghiaccio sciolto e ne ebbe paura… poi piano piano gli si avvicinò e si lasciò bagnare prima i piedi timidamente, poi il corpo tutto e fu felice. Vide gli alberi, le montagne, i fiori e s’incantò. Vide un rospo e sentì il cuore battere forte. Doveva essere un rospo anche lei ed ebbe voglia di spogliarsi di quegli ingombranti abiti principeschi fino ad allora indossati… non erano i suoi, non le appartenevano… appartenevano alla bara.
Col rospo si sentiva bene, in sintonia, a suo agio.
Poi il rospo sparì e lei si smarrì.
Sola nel nuovo mondo. Sola come era sempre stata in fondo. Ebbe voglia di tornare nella sua rassicurante bara, lì avrebbe potuto aspettare che il rospo tornasse, che il rospo l’amasse. Lì avrebbe potuto smettere di vivere e di soffrire. Ma era nata ormai, la vita si era insinuata in lei prepotente… così decise di entrare in guerra, contro la morte…la battaglia ebbe inizio e…

 

Ciao Mondo…

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2 Risposte

  1. silvia in fondo al cuore

    E lei fu vincitrice cara Mari……il bene triponfa sempre alla fine. Bisogna crederci, un abbraccio ti auguro una buona giornata!

    8 marzo 2011 alle 07:59

  2. un brano che è una vera metafora della vita.
    Spesso cio che è apparente sicurezza fa vivere una non vita… bisogna sempre affrontare le difficoltà, qualche volta arriva la sconfitta, altre la vittoria, ma mai potremo rimproverare noi stessi.
    Buona festività delle donne.
    Con amicizia, Vito

    8 marzo 2011 alle 12:34

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